Marta: determinazione, fede e amore ai tempi del Covid-19

Ciao Marta, grazie per partecipare a quest’intervista. Presentati ai nostri lettori.

Ciao a tutti, mi chiamo Marta e vivo in un paesino in provincia di Padova vicino ai Colli Euganei.

Sei cresciuta quindi in mezzo alla natura, alla campagna?

Assolutamente sì, quando ero piccola ero proprio in mezzo alla campagna, dove abitavo prima di sposarmi avevo tutti i campi intorno con i vigneti, gli alberi di pesco e albicocche, poi vabbè, con l’evoluzione del paese è andata un po’ persa la cosa.

Così giovane e già sposata?

Si beh da poco, in realtà. Eravamo insieme ormai da cinque anni, avevamo questo obbiettivo comune e, nonostante il Covid, abbiamo deciso di fare il grande passo..con un po’ di terrore da parte di tutti e due perché comunque, tanti adesso vanno a convivere o hanno addirittura figli prima di decidere di (sposarsi), e invece noi abbiamo fatto le cose al contrario, come tradizione voleva tanti anni fa.

“Come tradizione voleva”, quindi avete fatto matrimonio in Chiesa?

Sì, esatto. 

Matrimonio in Chiesa con festa dopo, che appunto siamo riusciti a fare nonostante le restrizioni..e basta, è stato tutto, non dico come ci immaginavamo, perché ovviamente non ci immaginavamo un matrimonio in pieno Covid, però..per il periodo che stavamo vivendo, è andato benissimo così.

Dato che vi siete sposati in Chiesa suppongo che vi accomuni la stessa Fede..ti va di parlarmi un po’  di quello che è il tuo Credo?

E di com’è anche essere una ragazza giovane, nel 2021, con quello che è il tuo Credo.

Allora, sì diciamo che io sono cresciuta in una famiglia che ha sempre avuto questi valori fondati sulla fede cristiana cattolica, mi hanno trasmesso appunto questi valori però sono sempre stati diciamo molto liberi i miei genitori, nel senso che, come tutti , quando sei piccolo segui i tuoi genitori: vai in Chiesa, fai tutti i sacramenti, fai quello che devi fare, poi arriva il momento dell’adolescenza in cui entri in contatto con tante altre persone che magari hanno idee diverse, esperienze diverse, “senti le varie campane” e anche tu inizi a pensare effettivamente se quello che ti hanno un po’, non dico inculcato, però insomma che ti hanno insegnato fino a quel momento, effettivamente è da seguire ancora oppure no.

Quindi ho vissuto anch’io durante l’adolescenza  un periodo in cui credevo ma non credevo, ero un po’…agnostica, io mi definivo agnostica per qualche periodo. E poi insomma per varie esperienze, che possono essere l’aver sentito diverse testimonianze, o comunque per..una fede che  comunque intanto era un po’ cresciuta in me, ho deciso di continuare con li mio Credo. 

Non mi definisco una persona super praticante, nel senso che qualche domenica, se non ho voglia di andare in Chiesa, non vado in Chiesa, però anche questa cosa qui, la mia fede la coltivo cercando di rispettare i valori che questa religione prevede in qualche maniera, e però se una domenica non vado a Messa non è che mi sento la peccatrice più peccatrice del mondo, (ride) anzi..mi sento  quasi un’ipocrita ad andare in Chiesa per forza anche se in quel momento non sento di doverci andare. Quindi diciamo che la vivo così, con molta libertà, come appunto mi è stato anche insegnato.

E per quanto riguarda quegli elementi che possono venire percepiti da alcuni come elementi contraddittori della fede cristiana, per esempio la questione dei matrimonio tra persone dello stesso sesso, o comunque le questioni un po’ più ambigue, che ne pensi?

Ossia, come riesci a conciliare la tua fede e quello che viene detto da coloro che sono ai vertici della stessa, con quello che è il tuo senso di umanità e accettazione?

Secondo me è un po’ da distinguere. 

Nel senso che, un conto è la religione in sé, quindi magari i valori che questa vuole insegnare e diffondere, un conto è  l’interpretazione umana della religione.

Perché anche lì, nel corso della storia ci sono state milioni di interpretazioni e chi è che dice quale sia quella giusta e quella sbagliata?In queste cose qui non si può mai definire se una cosa sia giusta o sbagliata, secondo me.

Come faccio a conciliare?

Io dico sempre che, ok i valori sono quelli, ed essere brave persone, bravi cristiani vuol dire rispettare questi valori,  ciò non toglie che però devo, che ne so…essere molto ferma su queste decisioni anche un po’ contraddittorie, non poterle insomma  contestare , in qualche maniera..perché ad esempio io su questa cosa, hai nominato i matrimoni gay, io sono assolutamente a favore, anche se dovessero celebrarli in Chiesa o dovessero fare un rito religioso o civile, non vedo perché non si possa.

Io non ho letto la Bibbia quindi non so se ci sia scritto espressamente che non si può, però siamo nel 2021, sono passati duemila anni da quando la tradizione vuole sia nato Cristo, insomma in duemila anni l’uomo ha fatto passi da gigante, non vedo perché non aggiornare anche queste cose qua.

Quindi diciamo che io rispetto i valori della religione e credo che ci sia questa entità superiore che regola un po’ tutto quanto, però decisioni come queste, secondo me, non spetterebbe all’uomo prenderle, quindi…sì, diciamo che sono molto aperta io su queste cose qua, non sono una bacchettona o una bigotta. (ride)

Mi sembra di capire, correggimi se sbaglio, che per te la fede sia una dimensione di fiducia, un affidarsi ad un’entità superiore..

Sì, è uno sperare in qualcosa di più grande, che può graziare o castigare, a seconda del rispetto di alcune, diciamo regole, di alcuni valori..però, sì, dal punto di vista umano poi che una persona venga a decidere che questa cosa non si può fare perché nella Bibbia c’è scritto così, cioè no insomma, fin un serto punto*..

*fino ad un certo punto

Oserei dire che la Bibbia potrebbe essere vista come un libro allegorico, quindi può essere sottoposta a diverse interpretazioni.

Esatto, è una guida. 

Io ho assistito a tipo dei ritiri spirituali..adesso non mi viene un altro modo di chiamarli, in cui c’era un parroco molto bravo; abbiamo fatto un incontro con i giovanissimi forse, mi sembra di ricordare..in cui lui diceva: “ la Bibbia è a disposizione di tutti, ognuno può comprarla, non è un libro impossibile da recuperare, sta poi ad ognuno di noi interpretarla come meglio crede”, quindi un messaggio che io interpreto in una maniera non è detto che tu non possa interpretarlo in un’altra. Solo che ci sono appunto persone che hanno questa libertà e apertura mentale, altre che invece leggono quello e seguono quello, secondo me anche questo è sbagliato perché gli estremismi  non fanno mai bene.

Prima dell’intervista ci siamo messe un po’ d’accordo sui possibili argomenti, per chiederti conferma se te la sentivi di parlarne, e mi hai accennato ad una tua malattia..o come la definiresti te?

Beh, a tutti gli effetti è  una malattia. (ride)

Io chiedo, perché magari puoi, appunto, interpretarla e chiamarla anche in altro modo. 

Beh, io l’ho sempre chiamata malattia perché mi accompagna da quando ho un anno e mezzo quindi..è praticamente parte di me e non mi vergogno a definirla malattia perché non c’è niente di male in questo.

Giusto. 

Chiedevo per rispetto, per usare i tuoi codici, i tuoi termini.

Dunque, come ti aiuta, se ti aiuta, la tua fede a convivere  e interpretare questa tua malattia?

Allora, io convivo, da ormai ventisei anni e mezzo, con l’artrite reumatoide giovanile. L’esordio è stato abbastanza improvviso, io ovviamente non me lo ricordo perché ero piccolissima, i miei genitori mi raccontano che , appena imparato a camminare, non camminavo ma zoppicavo e piangevo disperata ogni volta che poggiavo i piedi a terra.

Nonostante i dottori che mi  seguivano all’epoca non ..cioè non conoscevano questa malattia perché all’epoca era ancora abbastanza sconosciuta..hanno cercato di interpellare specialisti, ortopedici e quant’altro, finché sono arrivati alla soluzione, hanno contattato questo reumatologo, che poi mi ha seguito fino a pochi anni fa, in realtà, che appunto, senza neanche visitarmi, solo vedendomi entrare nel suo ambulatorio ha detto ai miei genitori: “questa bambina ha l’artrite.”.

Da lì, un grande sollievo perché finalmente si era capito cosa avessi, e però dopo , la consapevolezza che questa bambina ha un problema.

Come l’ho vissuta dal punto di vista anche della fede?

Se ti ha aiutato, se in qualche modo la tua fede riesce ad aiutarti in queste sfide.

Allora..sì e no.

Nel senso che, io ho avuto una fase, alle medie, all’inizio dell’adolescenza, in cui vedevo tutti che facevano attività fisica, che potevano fare un sacco di cose e io invece ero completamente bloccata, il perché poi lo spiegherò più avanti, e non potevo fare niente in sostanza, perché questa malattia mi limitava in tutto e per tutto.

E quindi lì ho iniziato un po’ a dubitare, a dire: “ma perché esistono queste cose, ma perché tanti ricevono il miracolo di stare bene e a me non mi considera nessuno?”. (ride)

E quindi lì ho iniziato un po’ la fase della rabbia, perché poi nell’adolescenza inizi ad essere arrabbiato col mondo, a maggior ragione se hai una malattia che, a quell’epoca, perché dieci-quindici anni fa non c’erano ancora delle cure sperimentali per questa cosa, e quindi o te la tenevi o te la tenevi  e via di antidolorifici, e quindi ho passato questa fase di rabbia.

Poi cos’è successo, che, durante l’adolescenza, un po’ per motivi fisiologici, perché è una malattia che durante la fase dello sviluppo  si blocca un po’, quindi stavo meglio e ho vissuto molto serenamente i primi anni delle superiori; quando poi, alla fine della quinta superiore mi è tornata più aggressiva di prima, avevo preso coscienza di me, sapevo che questa cosa poteva succedere, ero  preparata psicologicamente, in qualche maniera.

E l’ho vissuta, dal punto di vista della fede, con un po’ più…cioè con meno rabbia, perché ero preparata da un certo punto di vista e mi sono detta: “sapendo che ho questa cosa è inutile arrabbiarsi con il niente, la vivo solo male io, a questo punto faccio quello che posso, nella maniera in cui posso, fino al limite che posso, e ringrazio di non avere problemi più gravi”.

Lì è entrato in gioco l’ “ok sto male, ma c’è chi sta peggio”, e quindi ti viene anche da ringraziare questa entità che ti ha dato questa cosa però poteva andare peggio. (ride)

È cambiata la consapevolezza, perché sono maturata anch’io, acquisisci nozioni e conoscenze che ti permettono di arrivare a conclusioni diverse.

Ma quindi hai sviluppato quasi un dialogo con la tua malattia?

Attraverso la tua malattia hai imparato anche a conoscerti?

Si, ma io ci parlo con la mia malattia. (ride)

Ogni tanto, quando ho qualche ricaduta, le parlo e dico: “hey, stai buona. Che non è il momento di tornare.”.(ride)

Attraverso le sfide con le quali ti ha messo di fronte, ti ha dato modo di vedere lati di te che una persona sana, che dà per scontato di esserlo, non avrebbe avuto modo di vedere?

Madonna, assolutamente si.

Poi anche lì entra in gioco un po’ la fase “io ho questo problema e tutti vedono che hai un problema” , quindi ti prendono anche in giro – perché sono stata bersaglio di, non dico bullismo, però..prese in giro da parte di amici che stavano bene-  e lì acquisisci delle consapevolezze, il fatto di convivere con questo problema, che secondo me una persona definita “sana” non acquisirà mai perché..una cavolata, un esempio, io ho una soglia del dolore molto alta rispetto a tanti altri, e anche questa cosa qui ho capito che è, in qualche modo, grazie alla mia malattia.

È anche quello un modo di imparare a conviverci, il fatto di scoprire nuovi lati di sé che ti permettono di superare certe sfide in maniera diversa rispetto ad una persona che non ha mai vissuto un problema così, e quindi non sa cosa voglia dire affrontare una situazione del genere.

Vuoi parlarci un po’ più nel dettaglio magari , o  nominare alcune di queste sfide concrete che ti ha dato questa tua condizione, anche nel periodo di maggiore esuberanza dell’adolescenza, e le prese in giro che hai nominato?

Posso raccontare tutto insieme, nel senso che una persona che non ha mai avuto problemi di salute, soprattutto nella fase di pre-adolescenza, sottovaluta un po’ queste

cose e anzi, come è stato detto a me, mi definiva una persona disabile, che non poteva fare niente, “non ti invito perché tanto non verresti”, “non ti invito perché tanto non puoi”.

Quindi venivi esclusa e presa in giro?

Si si, assolutamente, venivo esclusa da, che ne so, attività di gruppo, gite fuori porta, attività anche a livello parrocchiale – prima abbiamo parlato del discorso della fede, sono sempre stata molto attiva in parrocchia – soprattutto quando partecipavo alla CR o quelle attività parrocchiali, attività di gruppo, giochi di squadra, io era sempre l’ultima scelta perché non potevo correre, in qualche maniera non potevo tanto muovermi, oppure proprio mi dicevano: “questo qua è un po’ troppo per te, meglio che non giochi.”.

Non è tanto bello sentirselo dire, quindi vabbè.. (ride)

Più della malattia, erano le persone che ti escludevano che ti faceva nascere la rabbia, immagino..

Esatto..è stato tutto un concatenarsi di cose, l’acutizzarsi della malattia, e la gente che non capiva il mio punto di vista, coetanei che non capivano il mio problema e neppure volevano saperne qualcosa di più..la mia migliore amica dell’epoca mi chiedeva, mi aiutava, ma tanti altri se ne fregavano altamente, e quindi questa cosa ha portato appunto alla fase di rabbia acutissima, crisi di pianto, crisi di rabbia.

Poi, altre sfide a livello pratico, sempre rimanendo nell’ambito parrocchiale, i centri estivi.

Io andavo ai campi scuola super volentieri però, le attività in cui ci si doveva muovere tanto o le escursioni, quelle più impegnative, io due o tre anni le ho fatte, perché mi sono intestardita che volevo farle, ma poi ne subivo le conseguenze i giorni successivi.

Praticamente facevo metà campo scuola facendo cose e metà campo scuola ferma a letto con le gambe molto gonfie e il ghiaccio dappertutto , perché la malattia era presente e si faceva sentire, quindi a livello pratico diciamo che era così.

Poi, è stato anche in quelle situazioni là che ho imparato a conoscere le persone, perché c’era chi veniva là e ti chiedeva: “Come stai?”, “Tutto bene?”, “Ti porto qualcosa?”, “Vuoi provare a fare due passi?”, e chi invece se ne sbatteva, se ne fregava e non mi considerava minimamente.

Quindi questa cosa ti ha permesso di vedere la natura più nascosta delle persone?

Esatto, sì sì sì.

Ti ricordi qualche presa in giro che ti ha fatto stare particolarmente male, qualcosa che ti è stato detto e ti ha ferito?

Allora io ho il ricordo di questa presa in giro, di questa persona, una che consideravo mia amica, che, eravamo ad un compleanno mi sembra, forse in prima o seconda media, io ero in una fase abbastanza dura della malattia, non potevo correre – perché diciamo che la malattia principalmente mi prendeva le ginocchia, fino all’età adolescenziale – quindi sì, quando all’epoca non c’erano ancora tutti questi farmaci sperimentali, oltre agli antidolorifici non potevo prendere niente, se non far tanto riposo, stare principalmente ferma, ero esonerata dall’attività fisica a scuola, quindi insomma non avevo neanche modo di inserirmi, dal punto di vista sportivo.

Eravamo appunto a questo compleanno e questa mia “amica”, era un gioco a coppie ed eravamo in numero pari, quindi non potevo essere esclusa, ero rimasta una delle ultime, quando le ho chiesto di poter essere in coppia con la mia migliore amica, lei mi ha detto: “ah ma pensavo di metterla con l’altra, perché tanto te sei disabile, non puoi correre”, al che le ho detto: “ok, va bene”, mi sono seduta su una panchina e ho detto: “giocate pure.”.

Dopo un po’ sono tornata a casa, ho pianto tutto il pomeriggio e vabbè..però me la ricordo ancora, perché proprio il fatto che questa, con molta naturalezza, mi abbia detto questa cosa, quando io non mi sono mai considerata una persona disabile e, secondo me, non è neanche una definizione..

È una definizione che danno gli altri, per limitare.

Sì, esatto esatto.

Ma..me l’ha detto proprio con un tono, è il tono di voce quello che poi ha dato un po’ sfogo a tutta questa mia emozione, perché il fatto di, con disprezzo, sentirmi dire “tanto sei una persona disabile”..ok..

Questo probabilmente ci mostra come non spetti a noi dar limiti alle altre persone, dato che ognuno, a suo modo, trova – se lo vuole- il modo di fare le cose.

E quando non è la maniera canonica, si reinventa.

Quindi quello che ci stai mostrando con la tua testimonianza è la forza d’animo e le risorse che poi ti porta ad avere una certa situazione, una certa malattia.

Non spetta a chi è all’esterno porre limiti.

Ma anche evitare di giudicare, perché anche il pregiudizio fa tanto, è più brutto del giudizio in sé, perché alla fine tu non sai una persona che limita ha, non sai in che maniera e dove può arrivare nonostante il problema di salute.

Quindi è il pregiudizio è la cosa peggiore da porre quando vedi una persona che non sta bene.

Certo.

Pregiudizi, giudizi, limiti, tutto da buttare.

Poi ti dirò, sono fortunata perché ho trovato una persona, che adesso è mio marito, che mi ha capita, mi ha sempre rispettata per questo mio essere, con i miei limiti e quello che posso fare e non fare, lui non mi ha mai forzata, non mi ha mai fatto sentire inferiore a nessun altro e anzi, mi spronava quando c’era bisogno, mi diceva: “dai che puoi farcela” e non “sei disabile, non puoi farcela”, e appunto, grazie anche a lui ho riacquistato fiducia in me stessa nonostante questo problema.

Poi caso ha voluto che iniziassi la cura con questo farmaco nuovo e che avessi visto da subito i miglioramenti, e poi appunto ho riscoperto i piaceri delle gite fuori porta senza essere esclusa, poi l’età era diversa, ci avvicinavamo verso i diciotto anni e quindi anche la consapevolezza degli altri è diversa, gli amici che sono rimasti sono quelli che non mi hanno mai giudicata né fatto sentire inferiore a nessuno.

E poi ho riscoperto il grande amore per la montagna, di quelle scarpinate che non ti dico! Con il rischio di rimanere ferma qualche giorno dopo perché magari sforzo un po’ troppo, però consapevole della cosa: so dove posso arrivare, ogni tanto mi spingo un po’ più in là ” per vedere se”, a volte va bene, a volte no, la soddisfazione è sempre grande, e anzi, penso che la soddisfazione sia doppia rispetto a qualcuno che è sano e può farlo tranquillamente in qualsiasi occasione e momento.

Il fatto di raggiungere una meta prefissata, semplice o difficile che sia, partendo da un punto e non sapendo dove andare, la soddisfazione è tripla arrivata alla fine.

Quindi immagino che tu debba sempre fare dei calcoli mentali quando devi fare, per esempio, le scarpinate in montagna.

Sì, un po’ sì, io posso farlo adesso, al momento sto bene, però ovviamente non posso mai esagerare, perché il problema è presente, non posso oltrepassare di troppo i miei limiti.

Però sono consapevole di questa cosa, so che ho un limite, ogni tanto, come ho detto, provo a superarlo, quando vedo che proprio non ce la faccio allora mi dico: “io arrivo fino a qua, prossimo anno magari, se sto ancora bene, riproviamo ad andare avanti.”.

Diciamo che io punto sempre a qualcosa in più ma se vedo che proprio non ce la faccio, non vado a sforzare e mi accontento di quello che riesco a fare, perché comunque ogni piccolo passo,  ogni piccola meta per me è una conquista.

A me sembra che tu abbia una vita piena, non mi hai parlato del tuo percorso di studi, se vuoi accennarlo..però mi sembra che con caparbietà e grande forza d’animo tu abbia raggiunto molti obbiettivi.

Beh sì, quello sì, per carità..io sono riuscita a laurearmi in triennale a Venezia, con la laurea in lingue occidentali, quella era la cosa che mi ero prefissata e che sono riuscita a fare, non mi pento di aver fatto quel percorso.

Dal punto di vista della mia vita scolastica e lavorativa mi sento completamente soddisfatta perché alla fine ho raggiunto i miei obbiettivi, non puntavo a chissà cosa, però quello che mi ero prefissata l’ho raggiunto, con le mie forze, anche dal punto di vista economico, e questa cosa mi fa sempre molto piacere.

Così come, a livello pratico, il fatto di essere riuscita a riscoprirmi dal punto di vista un po’..sportivo, chiamiamolo  così.

Quando, fino a dieci anni fa non potevo saltare la corda, non potevo andare troppo in bicicletta, correre non se ne parlava, camminate sì ma poche, adesso invece vado che è una meraviglia.

Ci stai mostrando come con la tua caparbietà, forza di spirito e impegno tu sia arrivata a raggiungere i tuoi obbiettivi.

Sì, mi ero prefissata questi obbiettivi, però non è che ho fatto tutto completamente da sola, ho avuto una famiglia che mi ha sostenuto in tutto e per tutto, che ad ogni minimo problema correva per chiedere aiuto e che – adesso è abbastanza diffusa come malattia, i numeri sono saliti a livello esponenziale negli ultimi anni, ma quando ero piccola non era così diffusa – si è mobilitata, che mi consolava quando avevo bisogno di essere consolata e che mi spronava quando avevo bisogno di essere spronata, questo dal punto di vista della malattia ma anche quotidiano, per tante cose.

Quindi ti sei comunque ritrovata ad avere il sostegno della famiglia, della comunità, della parrocchia..

Quello sì..poi appunto, il fatto che io abbia questi problemi non andavo tanto a sbandierarlo in giro, lo sapevano i miei coetanei, gli animatori dei centri estivi perché sapevano appunto che avevo questo piccolo limite, però sì, non ho mai sbandierato la cosa.

Ma non perché me ne vergogni, assolutamente!

Ma perché proprio è una cosa mia. 

Che poi, appunto, parlando sempre del pregiudizio, se veniva fuori questa storia che avevo questi problemi poi tutti ti guardano con quest’aria un po’ di commiserazione, e invece no, è la cosa peggiore da fare, tu una persona devi trattarla  per quella che è, punto, malattia o non malattia, problemi o non problemi. 

Per evitare queste occhiatacce o gli atteggiamenti di compassione, oppure il fatto che mi agevolassero qualcosa, che era  una cosa che proprio non volevo, allora ho sempre evitato di diffondere la notizia.

Però sì, diciamo che in primis la mia famiglia, non solo i miei genitori e mia sorella, ma proprio la mia famiglia allargata, sapeva di questo mio problema e sono sempre stati molto presenti per qualsiasi cosa, e poi crescendo  ho raggiunto una mia autonomia e..consapevolezza, diciamo.

Mi permetto di dire che più di un limite – l’hai chiamato tu appunto “limite”, “questi miei limiti”- è una caratteristica, non per svalutare e togliere l’onore alla forza che una persona impiega, ma è più una caratteristica, è come se tu stessa poi fossi riuscita a vederla come una caratteristica  con cui fare i conti e quindi fare i propri calcoli.

Esatto, sì, io so che fino a là arrivo , è una mia caratteristica, se riesco ad andare oltre , bene, e se no, pazienza.

Passiamo all’argomento Covid-19, immagino che questa tua caratteristica ti metta in una situazione particolare in questo periodo.

Sì, io ero terrorizzata da questa cosa, dal punto di vista medico, perché non sapevo, con la mia malattia e con i farmaci che prendo, che reazioni potessi avere, perché anche lì sentivo molti pareri contrastanti.

Ho provato anche ad informarmi da medici vari e anche loro, ovviamente è una cosa nuova questo Covid, quindi anche loro non è che abbiano una risposta sicura al riguardo.

Avendone sentite di ogni tipo alla fine ho detto: “vabbè, se deve capitare, capiterà, e speriamo vada bene”. (ride

Dal punto di vista in sé del Covid non ero poi così tanto terrorizzata perché vabbè , alla fine, è anche destino ad un certo punto, io sono un po’ così, fatalista, e se deve capitare, capita.

Ma alla fine l’hai preso il Covid?

Alla fine l’ho preso, giusto per le vacanze di Natale. (ride)

Questo Natale?

Sì sì, tre mesi fa praticamente , a metà Dicembre 2020.

Sono andata avanti un mese, i sintomi sono stati molto lievi per quel che mi riguarda, però ci ho messo un mese a negativizzarmi.

Ma la parte che mi terrorizzava relativa ai sintomi, che magari su di me, utilizzando questi farmaci, potessero essere molto forti, o che dovessero ricoverarmi, no, per fortuna non è successo.

E con che sintomi si è manifestato in te?

Non ho avuto febbre, solo una sera con 37,2, ma non è considerata febbre quindi era, boh, stanchezza?

Tantissima stanchezza, tipo da non riuscire ad alzarmi dal letto e tantissima tosse, però solo di giorno, di notte riuscivo a dormire bene perché non tossivo, non avevo raffreddore, non ho perso gusto e olfatto.

E hai avuto strascichi?

Un po’ sì, perché, dal punto di vista del fiato, i primi due mesi, anche solo fare una rampa di scale mi ammazzava; però mi hanno detto che questa cosa è molto diffusa e ci vuole un po’ di tempo perché vada via, e già ora sto sentendo miglioramenti.

Bene dai.

Ci hai detto all’inizio che ti sei sposata da poco, e quindi vi siete sposati in periodo Covid, però voi siete insieme da vari anni.

Quindi ti va di raccontarci come questo periodo impegnativo abbia portato un cambiamento nel vostro rapporto -se un cambiamento è avvenuto – ?

È successo che all’inizio eravamo super determinati per questa cosa del matrimonio, nonostante tutto non volevamo rimandarlo, perché l’avevamo già rinviato una volta, avremmo dovuto sposarci a Maggio 2020 ma eravamo in pieno Lockdown, e abbiamo rimandato ai primi di Ottobre 2020. 

Tanti ci hanno presi per pazzi, ci avevano sconsigliato vivamente di fare questa cosa, perché Ottobre era ancora troppo presto, invece noi, cocciuti, siamo andati avanti e ce l’abbiamo fatta.

Quindi all’inizio eravamo determinati ma sempre sul filo del rasoio perché ogni giorno c’era una notizia nuova, una restrizione nuova, avevamo il terrore, giorno per giorno, di dover spostare di nuovo a data da destinarsi a sto punto, perché neanche il 2021 non è che sia l’anno dei matrimoni. (ride)

Poi appunto ce l’abbiamo fatta, è scesa la tensione..diciamo che abbiamo sperimentato un po’ presto la cosa del “salute e malattia”, (ride) avrei voluto viverla un po’ più in salute e invece dopo due mesi di matrimonio è capitata la malattia..ma pazienza, l’abbiamo superata lo stesso, bene entrambi.

Da quando siamo guariti dal Covid, quindi metà Gennaio 2021, il nostro rapporto si è rivelato un po’ più altalenante, nel senso che, io sono molto tranquilla al riguardo, i miei timori sono svaniti perché ho visto che alla fine, nonostante i miei problemi di salute pregressi non si è rivelato così aggressivo, almeno la forma che ho preso io, poi nel frattempo ho fatto tutti gli esami, ho sviluppato gli anticorpi, quindi non dico di essere tranquillissima, come niente fosse, però sono più tranquilla rispetto a prima, mentre mio marito è abbastanza terrorizzato dall’idea di prenderlo di nuovo  – lui ha avuto sintomi un po’ più forti di me, però non cose da ricovero – .

Abbiamo vissuto da separati in casa dopo due mesi di matrimonio, lui è terrorizzato   dall’idea di prenderlo di nuovo quindi su tante piccole cose ci scontriamo un po’ perché magari io vorrei fare qualcosa e lui si tira indietro, quindi si vabbè, è un po’ così la situazione..

C’è un po’ di tensione, come un po’ dappertutto in questo periodo.

Sì c’è un po’ di tensione.

Poi per carità, non da scannarci vivi, però diciamo che abbiamo piccole discussioni spesso e volentieri su questo argomento.

Avete fatto l’esperienza di sposarvi in periodo di Covid e andare a convivere e vi siete ritrovati direttamente in Lockdown , chiusi in casa, e questo, in qualche modo, si sta mostrando in varie tensioni, visto che ne risentiamo un po’ tutti di questo periodo..

Esatto, penso sia normale, perché comunque è una situazione che è pesante per tutti, soprattutto perché è un anno che c’è questa situazione , ed è un anno che la gente non ne può più.

Allora, per la mia esperienza, io ho un lavoro part-time e quindi la maggior parte del tempo poi lo passo da sola in casa perché dopo lavoro sono a casa e quindi..non potendo fare niente..sono qua da sola.

Mio marito invece, lavorando full-time , parte la mattina e torna a casa la sera, sarà anche perché ha la “distrazione” del lavoro, la vive un po’ più serenamente perché a lui non sembra di essere in Lockdown praticamente, mentre io, segregata qui da sola senza poter vedere nessuno, ne risento un po’ di più.

Forse è anche per questo che abbiamo queste discussioni, perché viviamo una quotidianità un po’ diversa.

Ti va di parlarmi della tua vita sociale, cioè di come sia cambiata con l’avvento del Covid?

Sarà perché da piccola ho vissuto molto l’esclusione, ma dalle superiori in poi ho sempre cercato il fatto di appartenere in qualche modo ad un gruppo, un gruppo di amici, un gruppo di qualsiasi genere, e il fatto di  ritrovarmi di nuovo esclusa dalla vita sociale un po’ mi risveglia i traumi infantili in qualche maniera. (ride)

Perché sì, mi sento sola, mi sento appunto esclusa dalla società in questo momento.

Sì ok, ci sono le tecnologie, ci sono i telefoni, ci sono i messaggi ma non è come invitare un’amica a casa, andare a bere un caffè, andare a bere un aperitivo,fare una passeggiata..è una cosa completamente diversa.

Sì, io vivo molto in solitudine questa cosa, soprattutto perché non ho, al di là di qualche hobby, grandi programmi giornalieri, e quindi il lunedì è uguale al martedì, il martedì è uguale al mercoledì che è uguale alla domenica.

La tua fede ti aiuta ad affrontare la solitudine e questo periodo?

Ni, nel senso che ci credi, io ci credo e appunto, sicuramente c’è qualcosa, per quanto riguarda la mia fede, che mi sta aiutando ad andare avanti e magari a non impazzire, però dal punto di vista pratico, ti viene da farti qualche domanda, come penso sia normale, anche per una questione di consapevolezza generale.

Quindi sì, mi aiuta perché mi dico, vabbè sicuramente nel corso della storia siamo andati fuori da tante situazioni brutte, terribili, peggio magari di questa perché, ok stare chiusi in casa è orribile ma penso che la casa ti venga bombardata sia peggio.

Quindi sicuramente c’è un disegno dietro a questo, però mi viene anche da chiedermi perché la situazione stia procedendo così, perché diamo la situazione in mano a persone che ovviamente non ne sanno niente, perché nessuno sa niente di questa faccenda..e mi viene da chiedermi se la gestione della faccenda, dal punto di vista sociale, sia corretto.

Quindi domande dal punto di vista della fede ma che poi si ripercuotono nella parte pratica, perché poi effettivamente è quella che serve..

Nella parte che riguarda gli umani, dato che qui , in terra, ci siamo noi esseri umani, una persona si può porre delle domande.

Sì perché mi viene da dire, se io so che ci sono certi valori, se so che ci sono persone che sono molto attente a questi valori, in una situazione di criticità come questa, questi valori dovrebbero essere messi in pratica.

Di che valori parli?

La solidarietà.

Perché qua alla fine mi sembra..non lo so, mi sembra una corsa a chi soffre di più, a chi sta peggio, quando invece, uno dei valori fondamentali è appunto quello della solidarietà, l’aiutare l’altro.

In questo momento, te, Marta del 2021, con tutta la tua storia e pregressi, di cosa sentiresti di avere bisogno?

Ma a livello pratico?

Mi hai accennato al tuo senso di esclusione, di isolamento, ai valori che senti che stanno un po’ venendo meno, quello appunto della solidarietà, e quindi sia a livello astratto che concreto, di cosa sentiresti di avere bisogno?

Mi manca tantissimo il poter abbracciare le persone.

E sembra una frase fatta perché tanti lo dicono, ma è vero..io mi sono sposata ad Ottobre e non abbraccio i miei nonni da un anno.

Il giorno del mio matrimonio, quando i miei nonni hanno detto:”guarda che stiamo andando via” e gli ho dato la bomboniera, gli ho chiesto: “possiamo abbracciarci, o preferite di no?” e loro mi hanno detto:” guarda, non per cattiveria, ma preferiamo di no.”.

Ci sono rimasta malissimo, ma capisco che poareti non è colpa loro..però boh, il fatto appunto di poter andare a trovare i miei nonni quando voglio, poterli abbracciare, poter vedere degli amici che non vedo da un sacco di tempo e poterli abbracciare perché è bello rivedersi, non lo so, tutte queste cose che potranno anche sembrare futili, uno può dirmi”vabbè che te frega, c’è bisogno di tanto altro nel mondo”, ma io in questo momento, per come mi sento, per il mio stato d’animo, avrei proprio bisogno di un abbraccio di quelli veri.

Grazie davvero per aver partecipato a quest’intervista, per averci raccontato di te, cose anche molto intime e personali, grazie perché ci hai portato la testimonianza di una persona dalla grande forza di volontà e caparbietà.

Ci hai mostrato come quelli che vengono etichettati come “limiti” siano in realtà caratteristiche che ti insegnano molto, che ti spronano a fare di più e che ti permettono anche di vedere lati nascosti delle persone, e della realtà stessa forse.

Ti auguro di continuare sempre con questa tua forze e questo tuo coraggio, e auguro a tutti noi tempi più felici e lieti, e a voi come neo-coppia di avere la possibilità di farvi  la vostra luna di miele e godervi un po’ di gioia.

Grazie a te del bellissimo augurio, e grazie anche di avermi dato la possibilità di parlare della mia esperienza, magari può essere di aiuto per chi sta vivendo la mia stessa situazione o qualcosa di simile, può essere da aiuto per capire che comunque i limiti sono fatti per essere superati, che la forza di volontà è alla base di tutto, nulla è impossibile, e avanti sempre!

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