Lettera di una mamma

Sono una mamma, arrabbiata, triste e delusa dopo la notizia di Giovedì 04-3 della chiusura immediata delle scuole in Lombardia.
Mi chiedo: ma come è possibile che in un anno non si sia stati in grado di pensare e di attivare soluzioni alternative?
Chiusura scuola comunicata dall’oggi al domani lasciandoci nel più totale sbando e disorientamento. Poi si legge della possibilità per i “key workers” di chiedere la presenza sulla base del codice ATECO senza indicazioni operative specifiche tanto che ogni scuola si gestisce in autonomia e nei genitori scatta la rincorsa al codice: avrò quello giusto??!! Ancora, spaesati di fronte a una gestione da ultima ora oltre che discriminante per chi lavora, ma purtroppo in quella lista non c’è.
Le ripercussioni in termini di sviluppo e crescita, apprendimenti, equilibrio psico-fisico ed emotivo le abbiamo già viste sui nostri figli nei mesi scorsi tanto che sempre più si legge di povertà educativa e aumento delle disuguaglianze.
Come si può pensare che genitori in smart working lavorino e seguano la DAD di bambini delle primarie? O gestiscano bambini dell’infanzia?
Quanto la chiusura scuole impatterà sul lavoro, soprattutto quello femminile?? I dati Istat di dicembre scorso sono sotto gli occhi di tutti.
E laddove non i genitori, chi curerà i bambini a casa? Migliaia di nonne e nonni che costituiscono quella categoria di over 65 che dovremmo tutelare.
Dunque mi chiedo: perché non lavorare per tutelare il diritto all’istruzione e alla salute attivando misure e monitoraggi più intensivi (misure peraltro già ipotizzate: tamponi rapidi, vaccini al corpo docente, presidi sanitari nelle scuole ad esempio…) e fare di tutto per garantire scuole aperte in sicurezza per il benessere di tutti? Perché non tentare di lavorare in prevenzione e con uno sguardo al futuro lungimirante?
Nessuno osa negare la drammaticità della pandemia – le migliaia di morti di questi mesi resteranno impresse nella memoria collettiva – ma strade diverse sarebbero percorribili e chiedo alla politica, come cittadina, di
farsene carico.

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